Le lenti a contatto sono composte da una superficie interna
o concava e da una superficie esterna o convessa. Queste parti sono raccordate
dal bordo, elemento essenziale, perché dalla precisione della sua forma
e dalla qualità della sua finitura dipende in gran parte il confort della
lente.
La superficie interna è realizzata per appoggiare correttamente sulla cornea
ed è caratterizzata da 2 parti principali: la zona ottica e la flangia.
La prima contiene la curva che appoggerà sulla cornea e la seconda ha lo
scopo di permettere alla lacrima sotto la lente di essere ricambiata, garantendo
igiene e afflusso di ossigeno.
La superficie esterna è realizzata per la correzione del difetto visivo
ed anch’essa è composta da 2 parti principali: la zona ottica esterna
e la zona lenticolare. La prima delimita la zona del campo visivo e la seconda
regola la quantità di spessore periferico.
Per favorire un determinato comportamento dinamico (esempio lenti posizionate
troppo basse o alte o con decentramenti laterali) la superficie esterna può
essere realizzata con speciali lavorazioni.
Le lenti sono realizzate con spessori molto sottili, per intenderci ben al di
sotto di 1 mm!
Lo spessore centrale e quello del bordo, sono calcolati in modo da assicurare
allo stesso tempo stabilità, resistenza alle rotture, confort e apporto
di ossigeno (la traspirabilità della lente aumenta al diminuire dello spessore
centrale).
A completamento delle informazioni, di seguito viene riportata una sintetica descrizione
delle principali geometrie utilizzate nella contattologia rigida gas permeabile.
La geometria della superficie interna delle lenti a contatto viene determinata
in base alla morfologia o più semplicemente forma della superficie corneale.
Le metodologie utilizzate per stabilire la forma corneale sono già state
descritte, per completare quel minimo di conoscenza, è necessario addentrarsi
sulle varie tipologie di geometrie di lenti realizzabili.