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La soluzione proposta per risolvere le problematiche legate
al cheratocono è la geometria Cheratocono HORUS®,
che, come la Periasferica HORUS®, nasce intorno
alla metà degli anni 80 per soddisfare al meglio i criteri legati alla
tolleranza delle lenti a contatto rigide gas permeabili, salvaguardando le necessità
di assicurare un appoggio che eviti eccessiva pressione apicale e consenta il
corretto ricambio lacrimale.
Questi requisiti sono stati resi possibili grazie all’utilizzo di diametri
tendenzialmente piccoli, spesso anche rispetto alle dimensioni corneali e ad
una flangia sufficientemente ampia e priva di soluzioni di continuità,
entrambi gli aspetti insieme contribuiscono ad ottenere il cosiddetto appoggio
a 3 punti morbido.
Si tratta di una geometria, che allo stesso modo della Periasferica
HORUS®
, è stata messa a punto “praticamente
e semplicemente”, in stretta collaborazione con un importante centro
di contattologia, partendo da un idea finalizzata ed ottimizzata tramite l’allora
comune tecnica del ritocco.
“Praticamente” perché, proprio
grazie a questa tecnica, è stata realizzata, modellata e adattata nella
reale esperienza applicativa ed in essa quindi, non esiste alcunché di
teorico.
“Semplicemente” perché è
stata pensata facile da capire, intuitiva e immediata da verificare, è
veramente semplice da ricordare ed ordinare. Proprio in questa sua semplicità
la geometria CheratoconoHORUS® rappresenta
ancora oggi, dopo tanti anni, l’ideale equilibrio dei parametri fondamentali
della LaC RGP.
La lente a contatto rigida gas permeabile Cheratocono
HORUS® è caratterizzata da:
- una ridotta zona ottica, con andamento variabile
in funzione della morfologia corneale;
- un profilo uniforme della geometria interna, in cui zona ottica e flangia
periferica sono perfettamente raccordate;
- un sollevamento al bordo caratteristico, ampio e pronunciato, che in funzione
dell’andamento periferico della cornea, può essere richiesto più
chiuso o più aperto;
- un bordo che garantisce una uno spessore uniforme ed un perfetto raccordo
tra la superficie interna e quella esterna;
- una superficie esterna variabile, finalizzata alla soluzione di eventuali
problematiche visive e palpebrali.
L’esperienza maturata con il topografo corneale
e l’innovazione tecnologica produttiva hanno permesso di sviluppare variabili
che consentono l’adattamento anche nelle situazioni più critiche.
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